PROGETTO SCALABRINIANO ANSES-A- PRITES

Il week-end del 3-4 Settembre 2016 sono stata con alcuni Missionari Scalabriniani, laici e non , a visitare uno dei progetti che hanno in una delle più grandi frontiere che separano Haiti dalla Repubblica Domenicana.

90 km (più o meno)  percosi in 5 ore .  Questa è la distanza dalla capitale Port Au Prince al confine nel Dipartimento Sud/Est del paese. La strada non esiste e per percorrerla bisogna avere delle grosse macchine, un pick-up oppure un patrol. Ci sono solo grossi camion colmi di persone e generi di prima necessità che portano in città per poter venderli . Affrontare un viaggio cosi è molto pericoloso infatti non partono in molti e spesso durante la strada s’incrociano macchine in panne lasciate parcheggiate oppure un enorme bus, come è capitatato a noi , in un fossato rimasto li da qualche giorno dopo un grosso incidente.

Durante la strada Padre Gustov, prete Scalabriniano responsabile del progetto, ci ha un pò raccontato come sono arrivati i migranti nel paese. Una legge domenicana , entrata in vigore circa un anno mezzo fa ha indetto che tutti gli haitiani residenti  in Repubblica Domenicana oppure nati li senza documenti dovevano essere immediatamente espulsi dal paese. Nel giro di pochi giorni dall’uscita di questa legge lo stato domenicano ha prelevato anche con la forza  decine e decine di haitiani,messi su dei grossi autobus e lasciati appena dopo il confine, senza minimamente preoccuparsi delle loro condizioni future e senza pensare ad una sistemazione per loro. A sua volta anche lo stato haitiano, carico già di enormi problemi che gravano sul paese, non si è preso per nulla carico di questo enorme problema ed hanno abbandonato i loro paesani al loro destino. Quindi circa 2000 persone si sono ritrovate senza nessun documento nè haitiano , nè domenicano in una terra che per la maggiorn parte di loro è una terra straniera senza nessun aiuto. Molti di loro nati in Repubblica Domenicana non parlano neanche il creolo e non sono mai stati ad Haiti.

Anse-a-Prites dunque è divenuta per loro la nuova casa , ma di casa purtroppo non c’è nulla…due grossi campi sono nati appena dopo la città , nel deserto più totale, dove non c’è nè acqua nè luce, non ci sono strade, non c’è una scuola, una clinica, una chiesa…non c’è nulla!!!La gente vive in delle tende alte massimo un 1 metro e mezzo costruite con dei cartoni legati a dei legni raccolti per la strada ed improvvisati pali portanti. Pezzi di stoffa ricoprono il tetto che appena piove o c’è vento forte si alzano distruggendo la tenda.

Appena arrivati al primo campo ci hanno fatto entrare e la scena che mi si è presentata davanti è stato qualcosa d’innimaginabile, i miei occhi non potevano credere che  nel 2016 ci sono ancora persone che vivono in queste condizioni, in partcolare loro da piu di un anno oramai. I miei primi tre anni ad Haiti li ho vissuti in una delle più grandi baraccopoli della capitale, li ho visto la miseria vera delle persone , la tragicità del’umano , ma il campo ad Anses a Prites ha superato questo limite che non avrei mai pensavo ci fosse.

I bambini ci sono subito venuti incontro con la speranza che gli dassimo qualcosa da mangiare, perchè purtroppo questa gente aspetta solo questo …che qualcuno , lo Stato, una Ong, un prete , un bianco si fermi e gli dia una speranza…

Non ci potevo credere quando continuando il suo racconto padre Gustov ci spiegava che fino ad ora solo OIM una grossa Ong è intervenuta facendo un piccolo censimento e dando ad alcune di queste famiglie un alloggio in un terreno non molto distante per qualche mese. Ovvero una casa provvisoria…e dopo? Questa gente cosa fa ? come vive? Dove va? La conferenza Episcopale Haitiana è l’unica in questo momento attraverso i Missionari Scalabriniani che si sta interessando alla questione dei migranti però il loro supporto non basta. Padre Gustov , insieme al parrocco della Chiesa Marie des Lourdes , si occupano di portare appena possono qualche provvista oppure seguono alcuni casi particolari. Il prete raccontava dopo la messa che spesso vengono tantissime persone davanti la chiesa ad aspettare che lui dia qualcosa e questo per lui è un grosso schock perchè purtroppo già la situazione del paese non è buona, in più ci sono tante famiglie che chiedono ogni tipo di aiuto ed avere anche questo grosso carico addosso diventa davvero pesante per lui.

Dopo la messa domenica 4 settembre che giusto appunto è stata la Giornata Nazionale dei Migranti , siamo rimasti a parlare con alcune persone che subito dopo abbiamo capito che erano alcuni dei migranti che vivono in questi grossi campi che hanno percoso tutta la strada a piedi per poter raggiungere padre Gustov che sapevano che era in citta quel fine settimana.  Loro in maniera pacifica e tranquilla si rattristavano del fatto che tanti di loro hanno tanti figli da sfamare e spesso quando qualcuno viene a distribuire qualcosa non fanno in tempo a dividerla equamente e comunque non basta mai per la gente perche la fame è tanta e tutti hanno bisogno.

Il nostro breve viaggio finisce con l’ultima e brevissima visita al campo prima di tornare a casa. Appena entrati la scena purtroppo si ripete…gente che ti viene incontro chiedendo aiuto, tante donne incinta tanti bambini davanti a noi…una signora incinta di 7 mesi con già altri bambini a carico ci spiega che la sera prima sono bruciate 23 tende durante la notte e che loro si sono salvati appena in tempo. Cosa dire ad una donna in queste condizioni ? Cosa augurare a lei e al suo bambino che sta per mettere al mondo?

Mai , da quando sono qui a Haiti sono tornata a casa con tutte queste domande nel cuore, con tanta tristezza e tanta impotenza. Non si puo che guardare questa gente con uno sguardo di dolore e amarezza.

Le foto che ho messo nella galleria sono in particolare della difficile strada che abbiamo percorso e della frontiera. Sinceramente nessuno di noi si è sentito di fotografare il campo. Ringrazio i Missionari Scalabriniani che ci hanno permesso di fare questa esperienza, Maria e Segui che sono venuti con me e Rita , psicologa sarda , arrivata da soli pochi giorni qui ad Haiti con noi e subito pronta a mettersi al servizio qui in missione.

Grazie.

Vale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il week-end del 3-4 Settembre 2016 sono stata con alcuni Missionari Scalabriniani, laici e non , a visitare uno dei progetti che hanno in una delle più grandi frontiere che separano Haiti dalla Repubblica Domenicana.

90 km (più o meno)  percosi in 5 ore .  Questa è la distanza dalla capitale Port Au Prince al confine nel Dipartimento Sud/Est del paese. La strada non esiste e per percorrerla bisogna avere delle grosse macchine, un pick-up oppure un patrol. Ci sono solo grossi camion colmi di persone e generi di prima necessità che portano in città per poter venderli . Affrontare un viaggio cosi è molto pericoloso infatti non partono in molti e spesso durante la strada s’incrociano macchine in panne lasciate parcheggiate oppure un enorme bus, come è capitatato a noi , in un fossato rimasto li da qualche giorno dopo un grosso incidente.

Durante la strada Padre Gustov, prete Scalabriniano responsabile del progetto, ci ha un pò raccontato come sono arrivati i migranti nel paese. Una legge domenicana , entrata in vigore circa un anno mezzo fa ha indetto che tutti gli haitiani residenti  in Repubblica Domenicana oppure nati li senza documenti dovevano essere immediatamente espulsi dal paese. Nel giro di pochi giorni dall’uscita di questa legge lo stato domenicano ha prelevato anche con la forza  decine e decine di haitiani,messi su dei grossi autobus e lasciati appena dopo il confine, senza minimamente preoccuparsi delle loro condizioni future e senza pensare ad una sistemazione per loro. A sua volta anche lo stato haitiano, carico già di enormi problemi che gravano sul paese, non si è preso per nulla carico di questo enorme problema ed hanno abbandonato i loro paesani al loro destino. Quindi circa 2000 persone si sono ritrovate senza nessun documento nè haitiano , nè domenicano in una terra che per la maggiorn parte di loro è una terra straniera senza nessun aiuto. Molti di loro nati in Repubblica Domenicana non parlano neanche il creolo e non sono mai stati ad Haiti.

Anse-a-Prites dunque è divenuta per loro la nuova casa , ma di casa purtroppo non c’è nulla…due grossi campi sono nati appena dopo la città , nel deserto più totale, dove non c’è nè acqua nè luce, non ci sono strade, non c’è una scuola, una clinica, una chiesa…non c’è nulla!!!La gente vive in delle tende alte massimo un 1 metro e mezzo costruite con dei cartoni legati a dei legni raccolti per la strada ed improvvisati pali portanti. Pezzi di stoffa ricoprono il tetto che appena piove o c’è vento forte si alzano distruggendo la tenda.

Appena arrivati al primo campo ci hanno fatto entrare e la scena che mi si è presentata davanti è stato qualcosa d’innimaginabile, i miei occhi non potevano credere che  nel 2016 ci sono ancora persone che vivono in queste condizioni, in partcolare loro da piu di un anno oramai. I miei primi tre anni ad Haiti li ho vissuti in una delle più grandi baraccopoli della capitale, li ho visto la miseria vera delle persone , la tragicità del’umano , ma il campo ad Anses a Prites ha superato questo limite che non avrei mai pensavo ci fosse.

I bambini ci sono subito venuti incontro con la speranza che gli dassimo qualcosa da mangiare, perchè purtroppo questa gente aspetta solo questo …che qualcuno , lo Stato, una Ong, un prete , un bianco si fermi e gli dia una speranza…

Non ci potevo credere quando continuando il suo racconto padre Gustov ci spiegava che fino ad ora solo OIM una grossa Ong è intervenuta facendo un piccolo censimento e dando ad alcune di queste famiglie un alloggio in un terreno non molto distante per qualche mese. Ovvero una casa provvisoria…e dopo? Questa gente cosa fa ? come vive? Dove va? La conferenza Episcopale Haitiana è l’unica in questo momento attraverso i Missionari Scalabriniani che si sta interessando alla questione dei migranti però il loro supporto non basta. Padre Gustov , insieme al parrocco della Chiesa Marie des Lourdes , si occupano di portare appena possono qualche provvista oppure seguono alcuni casi particolari. Il prete raccontava dopo la messa che spesso vengono tantissime persone davanti la chiesa ad aspettare che lui dia qualcosa e questo per lui è un grosso schock perchè purtroppo già la situazione del paese non è buona, in più ci sono tante famiglie che chiedono ogni tipo di aiuto ed avere anche questo grosso carico addosso diventa davvero pesante per lui.

Dopo la messa domenica 4 settembre che giusto appunto è stata la Giornata Nazionale dei Migranti , siamo rimasti a parlare con alcune persone che subito dopo abbiamo capito che erano alcuni dei migranti che vivono in questi grossi campi che hanno percoso tutta la strada a piedi per poter raggiungere padre Gustov che sapevano che era in citta quel fine settimana.  Loro in maniera pacifica e tranquilla si rattristavano del fatto che tanti di loro hanno tanti figli da sfamare e spesso quando qualcuno viene a distribuire qualcosa non fanno in tempo a dividerla equamente e comunque non basta mai per la gente perche la fame è tanta e tutti hanno bisogno.

Il nostro breve viaggio finisce con l’ultima e brevissima visita al campo prima di tornare a casa. Appena entrati la scena purtroppo si ripete…gente che ti viene incontro chiedendo aiuto, tante donne incinta tanti bambini davanti a noi…una signora incinta di 7 mesi con già altri bambini a carico ci spiega che la sera prima sono bruciate 23 tende durante la notte e che loro si sono salvati appena in tempo. Cosa dire ad una donna in queste condizioni ? Cosa augurare a lei e al suo bambino che sta per mettere al mondo?

Mai , da quando sono qui a Haiti sono tornata a casa con tutte queste domande nel cuore, con tanta tristezza e tanta impotenza. Non si puo che guardare questa gente con uno sguardo di dolore e amarezza.

Le foto che ho messo nella galleria sono in particolare della difficile strada che abbiamo percorso e della frontiera. Sinceramente nessuno di noi si è sentito di fotografare il campo. Ringrazio i Missionari Scalabriniani che ci hanno permesso di fare questa esperienza, Maria e Segui che sono venuti con me e Rita , psicologa sarda , arrivata da soli pochi giorni qui ad Haiti con noi e subito pronta a mettersi al servizio qui in missione.

Grazie.

Vale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About the author

Related posts

Leave a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *